Perché da dentro raramente sembra paura
Tende a presentarsi come noia, inquietudine o improvvisa esigenza di perfezione, più che come qualcosa che somigli alla paura. È anche per questo che viene spesso scambiata per «non ho ancora incontrato la persona giusta», invece di essere riconosciuta come uno schema da osservare.
Da dove nasce di solito
Esperienze precoci in cui la vicinanza è andata male, come un genitore invadente, imprevedibile o che usava l'intimità per controllare, possono abituare il sistema nervoso ad associare l'essere conosciuti all'insicurezza, ben prima dell'età adulta.
Perché i partner non disponibili possono dare sollievo
Un partner mai davvero presente toglie il rischio di essere visti fino in fondo. Per questo chi ha paura dell'intimità può preferire sinceramente il dolore della distanza alla vulnerabilità di una vera vicinanza, pur desiderando un legame.
Cosa aiuta davvero, con lentezza
Quando la vicinanza cresce, restare presenti un istante in più di quanto sia comodo, senza creare distanza con impegni, critiche o disimpegno, è di solito più utile che cercare di desiderare l'intimità di più in modo astratto.
È uno schema da osservare con curiosità e non con vergogna: a un certo punto aveva perfettamente senso, come forma di protezione. Un terapeuta può aiutarti a capire dove è nato e a tollerare la vicinanza con un ritmo che non dia la sensazione di cadere nel vuoto.
Riconoscere lo schema in generale aiuta. Ma individuare il momento preciso, nella tua ultima relazione, in cui le cose hanno cominciato a sembrare «troppo vicine», e non l'intera storia, è la parte più difficile e più utile da guardare. Dai un nome a quel momento, in OLENRI