L'aspetto fisiologico che spesso sfugge
Un sistema nervoso sopraffatto accelera il battito e restringe il pensiero proprio come fa un pericolo fisico: per questo chi è nel pieno di uno stonewalling spesso non riesce davvero ad accedere a parole, logica o calore in quel momento — non è che non voglia, non può, per un certo lasso di tempo.
Perché fa comunque male, al di là dell'intenzione
Qualunque ne sia la causa, chi sta dall'altra parte vive un abbandono nel bel mezzo di una conversazione importante — e, ripetuta abbastanza volte, quell'esperienza diventa lo schema che definisce la relazione.
La differenza con il silenzio punitivo
Il silenzio punitivo è di solito un rifiuto deliberato e controllato, pensato per punire o riprendere il controllo. Lo stonewalling, nel momento in cui accade, è involontario, anche se in teoria si può imparare a riconoscerlo e a interromperlo prima.
Cosa spezza davvero il ciclo
Una pausa vera e con un tempo definito — «Ho bisogno di 20 minuti, poi torno» — detta ad alta voce prima di chiudersi, trasforma un abbandono in un piano, ed è la differenza più grande nel modo in cui l'altra persona lo vive.
Se lo stonewalling è a senso unico e non viene mai nominato né ripreso, vale la pena dirlo apertamente: uno schema del tipo «è fatto così» può comunque essere qualcosa che un terapeuta di coppia aiuta a interrompere, soprattutto quando entrambi capiscono cosa succede a livello fisiologico.
Capire la fisiologia aiuta. Mettere a fuoco il momento preciso prima dell'ultima chiusura — cosa è stato detto subito prima — è la cosa più difficile, e più utile, da guardare. Guarda quel momento, con OLENRI