Perché è diversa da una difficoltà reale
Una vera difficoltà di solito mostra impegno anche quando il risultato è scarso — si fanno domande, si riprova, ci si tiene all'esito. L'incompetenza strategica tende a fermarsi al primo «errore», perché l'errore stesso era lo scopo, non un ostacolo da superare.
La selettività è ciò che la tradisce
Chi non riesce proprio a gestire la logistica di casa ma tiene a mente con precisione assoluta le statistiche del fantacalcio, le scadenze di lavoro o un hobby non manca di una competenza: la applica a macchia di leopardo, e questa è una scelta, non un limite.
Perché funziona così bene, e in silenzio
Fare il compito da sé sembra più rapido che rispiegarlo per la quinta volta, e rifare il «tentativo» di qualcuno sembra più meschino che finirlo e basta: sono proprio queste due sensazioni a rendere lo schema invisibile e a farlo autoalimentare.
Che cosa lo interrompe davvero
Lasciare che il compito fatto male resti fatto male — o non fatto — invece di sistemarlo in silenzio è di solito più efficace di un'altra conversazione sull'impegno, perché lo schema non è mai stato davvero una questione di non sapere come si fa.
È uno schema da nominare, non necessariamente un verdetto sul carattere: in parte è davvero inconsapevole, plasmato dal non aver mai dovuto imparare. Ma inconsapevole non vuol dire senza costi per chi si porta il carico in più, e vale la pena dirlo ad alta voce.
Riconoscere lo schema in generale aiuta. Dare un nome all'UNICO compito specifico che questa settimana ti sei ripreso di nuovo in silenzio — non all'intera divisione dei ruoli — è la parte più difficile, e più utile, da guardare. Dai un nome a quel compito, in OLENRI