Perché l'isolamento è strutturale, non personale
Essere l'ultimo a decidere significa non avere nessuno sopra di sé con cui sfogarsi su una decisione, mentre sfogarsi con chi sta sotto può sembrare incertezza o far trapelare informazioni non ancora pronte per essere condivise. La versione sincera di «non so se funzionerà» non ha un posto sicuro dove andare.
Il problema dell'asimmetria informativa
I collaboratori hanno bisogno di credere che la leadership sappia cosa sta facendo. Questo bisogno non sparisce solo perché il CEO ha paura o è insicuro: così una gran parte dei dubbi reali viene filtrata prima di raggiungere gli altri, e con il tempo il filtro diventa un'abitudine.
Perché i pari esterni contano più di quanto sembri
Altri fondatori o CEO che non sono dentro le dinamiche della tua azienda né della tua cap table sono spesso le uniche persone in grado di ascoltare la versione senza filtri, senza avere un interesse nella risposta. Non tanto per ricevere consigli, quanto per non essere l'unico a conoscere lo stato reale delle cose.
Quando diventa qualcosa di più della solitudine
Un po' di isolamento fa parte del ruolo. Ma un'apatia persistente, la perdita di interesse per ciò che prima contava o il risveglio già stanchi indicano che si è andati oltre il «questo lavoro è solitario», verso qualcosa che trae beneficio da un terapeuta, non solo da un gruppo di pari migliore.
Non è un lamento sull'avere potere: è un effetto collaterale strutturale dell'essere l'unica persona che un'azienda non può permettersi di vedere incerta. Riconoscerlo non ti rende meno capace di portarne il peso.
Se la versione di una decisione che stai portando da solo ha bisogno di essere detta ad alta voce a qualcuno fuori dall'organigramma, OLENRI può aiutarti a riflettere con chiarezza, una volta per tutte. Rifletti con OLENRI