Comportamenti di controllo

Come smettere di controllare il telefono del partner

L'impulso di controllare di solito non riguarda il telefono: è una paura precisa in cerca di prove, e controllare dà raramente un sollievo duraturo. Ecco cosa aiuta davvero.

L'impulso di controllare il telefono del partner non riguarda quasi mai davvero il telefono: è una paura precisa (di essere ingannati, sostituiti, di non essere abbastanza) che cerca conferma o sollievo. E controllare raramente dà un sollievo duraturo, in un caso o nell'altro, perché la paura trova quasi subito qualcos'altro da verificare, appena il controllo precedente si esaurisce.

Perché controllare non risolve mai davvero l'ansia

Il sollievo di non trovare nulla di solito dura poco, perché la paura di fondo non riguardava quella singola prova. Torna e chiede qualcosa di nuovo da verificare, ed è così che il circolo si autoalimenta.

Da dove nasce di solito l'impulso

Spesso affonda le radici in una storia di bugie o tradimenti, con questo partner o con uno precedente, oppure in un'ansia di attaccamento più generale, che si presenterebbe con quasi chiunque, a prescindere da quanto sia affidabile.

La differenza tra intuito e ansia

L'intuito di solito è specifico, costante e legato a un cambiamento reale nei comportamenti. L'ansia tende a essere diffusa e presente anche quando nella relazione non è cambiato niente.

Cosa riduce davvero l'impulso

Dare un nome alla paura ad alta voce, prima a te stessa o a te stesso e poi, magari, al tuo partner, affronta direttamente la domanda che sta sotto l'impulso, invece di cercare di rispondere in modo indiretto con una sorveglianza che non la soddisfa mai del tutto.

Se l'impulso è costante a prescindere dai comportamenti reali del tuo partner, di solito riguarda più la tua storia o la tua ansia che lui o lei, ed è utile parlarne con un terapeuta. Se invece nasce da una disonestà reale e continua, la conversazione da fare è un'altra, e più diretta.

Riconoscere il circolo in generale aiuta. Dare un nome alla domanda che sta sotto l'impulso, non «cosa c'è nel suo telefono» ma di cosa hai davvero paura che sia vero, è la parte più difficile e più utile da guardare. Dai un nome alla vera domanda, con OLENRI