«Non sono ancora pronto/a» può nascondersi all'infinito
La paura di lasciare raramente dice «ho paura». Dice «non ancora»: me ne andrò quando avrò messo da parte di più, quando le cose si saranno calmate, quando avrò trovato la prossima occasione perfetta. Quelle condizioni hanno il vizio di non arrivare mai del tutto, perché il vero ostacolo non sono le condizioni. Se «non ancora» è diventato in silenzio «non da più di un anno», vale la pena dirlo con onestà.
Distingui la paura di lasciare dalla paura dell'ignoto
A volte la paura non riguarda affatto questo lavoro, ma il non sapere cosa verrà dopo, e restare in un posto che ti fa stare male ma che conosci sembra più sicuro di un ignoto che è soltanto incerto. Familiare e sicuro non sono però la stessa cosa. Una situazione brutta ma nota risulta semplicemente più calma per il tuo sistema nervoso di una sconosciuta, anche se migliore.
Costruisci un pavimento prima di costruire un piano
La paura si ridimensiona quando hai sotto i piedi qualcosa di concreto: dei risparmi, una tempistica approssimativa, un contatto reale, magari un piano B. Per andartene in modo responsabile non ti serve il futuro già tracciato; ti serve abbastanza base solida da non sentire più di buttarti nel vuoto. Costruiscila con intenzione, con tempi reali, invece di aspettare che la paura sparisca da sola.
Chiediti con onestà quanto ti costerebbe davvero andartene senza un piano
Spesso la paura ingigantisce i rischi dell'andare via senza controllare i numeri veri: per quanto tempo potresti coprire le spese, quali sono le tue reali alternative, com'è lo scenario peggiore realistico. Molte volte, una volta messo nero su bianco invece che nella testa, il rischio è più piccolo e più gestibile di come la paura lo faceva sembrare.
Sai già di averne abbastanza, ma non sai come fare il passo? OLENRI ti aiuta a ragionare sul prossimo passo concreto, a testo o a voce, invece di continuare a riascoltare la paura. Scopri come funziona →